| IL PICENAUTA
- Aprile 2005 |
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ORFANI
DI MIDDIO
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di
Pablo Kordless - Amelì - Musso - Raul - MiniAut
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Il mescitore della generazione di mezzo
Faccio parte della generazione di mezzo, di quella che anagraficamente
parlando si è costruita in seno alla fase di grande riflusso
politico e sociale degli anni 8090. Troppo giovani
siamo stati per tentare di giocarci il futuro in quella grande stagione
di lotte e di speranze che sono stati gli anni 70 la
generazione di Middio ha avuto questa possibilità. Sappiamo
come è andata a finire, lo sappiamo adesso così come
lo intuivamo allora nel corso delletà della scoperta.
Pazienza, è il tempo che scorre, e per prenderlo non basta
starci dentro. Quello che non sapevamo, o almeno io non lo sapevo,
era che avremmo condiviso assieme a quella generazione gli effetti
devastanti della sconfitta, gli sberleffi e le infamie di una ragione
di Stato che non soltanto aveva rialzato la testa ma era passata
al contrattacco. Ci è mancata quindi la possibilità
di lottare per un futuro diverso, un futuro che ci siamo ritrovati
come presente, adesso, ma completamente diverso da come doveva essere.
Qualcuno di noi ha così ripiegato verso un passato non vissuto,
non partecipato, verso una memoria non ricordata.
La generazione di mezzo è stata quella dellimpotenza
simbolica, dellimmaginario improduttivo, ozioso, narcisista,
individualista, ma anche quella della ricerca di un riferimento
e di un indice di appartenenza, dellascolto, della nostalgia
e della curiosità. E stata anche una generazione di
autodidatti, che ha mutuato limmaginazione al potere da quella
che lha immediatamente preceduta, e poi lha artefatta,
manomessa, trasportandola nella dimensione quasi onirica del non
visto e del non sentito, eppure vista (negli occhi degli altri),
sentita (nel racconto degli altri): limmaginazione al potere
insomma è stata per noi il prodotto di una narrazione. E
che potenza! Che forza in questo racconto per chi di noi aveva la
voglia di ascoltare
Middio è stato per me uno di questi
grandi narratori. Ricordo ancora la sua tremenda incazzatura quando
parlava della carne da macello, di quella moltitudine di gente che
nelle piazze rivendicava, facendosi anche pestare a sangue, delle
trasformazioni che gli stessi padroni stavano per forza accettando
dopo aver tirato la corda fino al limite lasciando
però agli altri, a quelli che rischiavano di farsi ammazzare
nelle piazze, la fase necessaria della ricomposizione sociale
la premessa per nuove forme di dominio, di nuovi investimenti sulla
pelle dei lavoratori da parte del capitale. Il capitale ci ha sempre
fregato, diceva, lasciandoci il lavoro sporco di spingere verso
un cambiamento il più delle volte già programmato,
verso quella crisi che doveva alimentarlo, ringiovanirlo, renderlo
capace di nuove nefandezze.
Adesso Middio è morto, è morto davvero anche se è
sembrato incredibile. Perché lui non era, per molti di noi,
un individuo; piuttosto era un luogo, la sua osteria, la gente che
la frequentava. Era il via vai di gente, di discorsi, di bestemmie,
di bevute. Era da Middio che sapevi di trovare chi stavi cercando.
Era lì che ad una certa ora potevi incontrare Francesco Bachetti,
o Mimì, o altri. Gente che non ci sarà più:
qualcuno è morto, qualcuno dovrà arrangiarsi da unaltra
parte. Mi ricordo anche dellamarezza che Middio provava per
dover cambiare locale e trasferire la sua osteria da unaltra
parte. Quel luogo in via dAncaria, era vitale anche per lui.
Middio è stato un luogo importante per la costruzione della
mia immaginazione al potere; un baluardo della generazione di mezzo.
Questa produzione continua, continuerà, anche adesso che
cè stata la morte e lesperienza viva di Middio
sarà trasfigurata nel ricordo. Adesso che cè
stata la morte diventerà soggetto e protagonista della nostra
narrazione. Lui, estremo mescitore, fabbricatore potente di sogni,
regista consapevole o no, non importa di molti desideri
della mia generazione di mezzo, attore principale, adesso, del suo
racconto.
Ciao compagno. Purtroppo, a mai più rivederci. Ma che emozione,
è stata!
Pablo Kordless
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Finalmente esco di casa, sono le cinque, ma io non ho mangiato niente.
E tardi, sì è tardi. Ho fame, sì ho fame.
Sono scazzata, sì sono scazzata. Sì, i preparativi del
carnevale per lo più mi intristiscono.
Arrivo da Middio, con due amici scultori-teatranti.
- Cho fame Mì
Sbuffa, ma mi prepara una montagna di tartine
allora gli chiedo
se me le scalda e una volta scaldate rompo ancora le scatole
- Non mi piace la salsiccia di fegato, dico fissando un minuscolo
pezzo di pane con sopra un tipo di salsiccia che tende al violaceo.
Incredibilmente Middio sbuffa di nuovo e me la cambia. La goccia è
arrivata dopo
- Me la dai una brocca dacqua con tre bicchieri?
- Artisti, artisti vabbè mo ch sì artisti me sete
rott li cojù
A da revenì baffò
Me ne vado, portandomi dietro i due amici imbarazzati, che si affrettano
a salutarmi.
Middio aveva proprio urlato e io me nero andata offesa abbandonando
la collina di tartine fumanti
Non ci sarei tornata più pensavo incazzata mentre tornavo a
mischiarmi al carnevale che nel frattempo cominciava a celebrare.
Non ci sarei tornata più. Delle sue motivazioni non capivo
niente, per me si era solo sfogato del mio malumore. Ops, volevo dire
suo
La sera mi telefonano amici: sono da Middio. Declino, ci sentiamo
dopo. Poi altri amici mi passano a prendere, dove vogliono andare?
Ma da Middio. Alla fine cedo e poi
mi era già passata,
mi sembrava una stronzata. Ma davanti allentrata mi blocco.
I miei amici per fortuna sdrammatizzano.
Entro un po imbarazzata, ma Middio mi prende le mani tra le
sue senza dirmi una parola mi guarda solo a lungo. E in solo sguardo
ci siamo detti tutto quello che dovevamo dirci, che era passata e
ancora di più.
- Che te bive Amelì, che te bive?
Ci manchi Middio.
Amelì
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Una maledetta sera di un Aprile incerto
un dolore silenzioso soffocò il tuo petto.
Lacrime, rimpianti e bestemmie di ogni sorta
la speranza folle tornerà spingendo quella porta.
Le nostre risate seguivano il tuo umore
a volte erano leggere, sospese per un secondo
più spesso fragorose per un gesto o un ricordo.
Semplici clienti, amici o fratelli tutto eravamo
nel tuo campo di battaglia,
allegri o incazzati per quellultima bottiglia.
Ci sembrerà a volte di sentirti sbraitare,
faremo un brindisi, un altro e poi un altro ancora,
sarà un sogno ma non smetteremo di sognare.
Musso
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Middio non era semplicemente una persona, un carne ed ossa, ma era
la rappresentazione di un luogo, dell'ultimo luogo. Il crocevia di
tante persone che ansimanti dalla traversata quotidiana del deserto
piceno, trovavano conforto e ristoro. Il ristoro della mente e del
corpo, una prossimità alla familiarità di tutti.
Mi mancherà Middio con i suoi soliloqui, le sue invettive,
la sua testardaggine, la sua maestria culinaria: mi mancherà
il conforto della sua vicinanza, il sentirmi vicino ad uomo con una
storia da raccontare e tramandare. Mi mancheranno i ritrovi di gente
comune alienati dalla vita e rallegrati dal buon vino. Mi mancherà
il suo volto e la sua passione. E mi sento decisamente più
solo e disperato in questa città che rimuove e nasconde, che
oblia ed inganna. Ho paura di non essere più capace di sognare
altro da ciò che vivo. Ho paura di cedere all'inganno dell'impossibilità.
Middio per molti rappresentava una via di fuga, un approdo rifocillante,
un luogo dove sfuggire all'idiozia prevaricatrice di una moltitudine
raggrinzita e ammutolita. Oggi che non cè più
il vuoto è tremendamente asfissiante e la paura uno sfondo
grigio e inquietante.
Con Middio si chiude un periodo della mia storia, che ha attraversato
anche molte altre storie individuali e collettive, è la fine
di un luogo che ci dava certezze e rassicurazioni nellangoscia
della solitudine.
Oggi più di ieri sono più solo.
Raul
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Middio era un oste vero, faceva sul serio,
trattava ognuno per quello che era;
di più: sbraitava, rideva, sincendiava.
E se sbagliava si pentiva,
veniva al tavolo con una bottiglia di rosso,
la poggiava con forza,
borbottando due parole canticipava,
rigirava la faccenda: lui era loffeso, noi i carnefici;
ci guardava di traverso e speranzoso
poi roteante faceva marcia indietro;
e già tutto era finito, di nuovo
come prima: caldo, parole, variopinta armonia;
Middio ci portava lantipasto che non avevamo ordinato.
Quando mi dimenticavo che non poteva
lo invitavo per un brindisi e Middio non declinava,
faceva uscire un po dacqua dal rubinetto,
riempiva il bicchiere e lo alzava.
Middio mi chiamava per nome e
se lo provocavo mi guardava serio un secondo
poi sorrideva, mezza luna in un rosso tondo.
Oh, io che non sopporto nessun appunto
tutte le volte che Middio,
per un caffè d'orzo, un succo d'arancia o un'altra stronzata
mi ci ha mandato,
sorridente e senza ritorno,
ci sono andato.
Un milione di fiori e di baci,
adesso che ho gli occhi umidi,
vorrei davvero abbracciarti.
MiniAut
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